L'Ingegneria in Italia
 

Discussione sul ordinamento delle professioni

Roberto Deboni DMIsr 22 Dic 2014 03:35
Mi pare che alcuni professioni, come gli ingegneri, non stiano affatto
discutendo riguardo alle recenti riforme, come quelle sulla formazione
continua obbligatoria, ma bensi' accettandole come sono calate dall'alto
dia governi ed organismi a*****ali delle associazioni professionali stesse.

Male, questo e' molto grave.

Provo a porre alcune considerazioni, buttando a questo punto tutto nella
pentola (visto che la riforma pare partire dal presupposto di "rifare tutto").


Prima domanda (che e' meglio porsi o rinfrescarsi):

1) "perche' regolamentare la professione di ingegnere ?"

Seconda domanda:

2) "perche' in molti casi il grado di regolamentazione e' eccessivo ?"

Queste domande sono importanti anche per chi non e' ingegnere, perche'
la prima, ovvia, tutela loro, ma la seconda, meno ovvia, danneggia
l'economia, e quindi anche loro. Insomma, il troppo storpia.


Visto che senza barriere dog*****i, dobbiamo concorrere direttamente
con gli altri paesi dell'unione, sarebbe opportuno anche capire come
funziona le regolamentazione altrove.

Gli ingegneri sono rigidamente regolamentati in Germania ed Italia
(what else ?), seguito poco dietro da Austria (interessante questo
"asse" di paesi storicamente fascisti) e Lussemburgo (che per la sua
*****cola dimensione non e' particolarmente rilevante).
Una regolamentazione di me***** peso esiste invece in Spagna (altro
paese storicamente con un passato fascista, coincidenza ?).

Nei seguenti paesi abbiamo invece una regolamentazione blanda:
Beglio, Finlandia ed Olanda.

Nessuna regolamentazione in: Danimarca, Francia, Irlanda, Svezia e
Regno Unito. Non ho chiaro ancora la situazione di Grecia e Portogallo.

Riguardo alla Francia, ha appena avviato una riforma ambiziosa per
liberalizzare anche altri settori che oggi sono invece regolamentati:
farmacisti e notai:

http://www.economist.com/news/europe/21635835-economy-minister-must-convince-brussels-his-reforms-are-liberal-and-paris-they-are-not-macrons

questo rimanda al tentativo di una governo italiano in passato. Vedremo
che le "forze di Vichy" in Francia l'avranno vinta.


Tornando alla generalita', la regolamentazione agisce in due fasi:

a) regolamentando l'entrata nel settore (questo ha effetto sulla
occupazione giovanile, ovvero aspiranti professionisti)

b) regolamentando dei comportamenti nel mercato (regolamentazione
della "professione": prezzi e tariffe, restrizioni geografiche,
cos*****uzione di sedi non locali, etc.)

Ebbene, in alcuni paesi senza una particolare regolamentazione, esistono
restrizioni all'entrata nel settore, ma una volta superata questa
verifica si considera il professionista laureato completamente capace
e responsabile del suo operato (e come potrebbe essere altrimenti ?
un professionista laureato ha troppo da perdere con la sua professione).

La tutela dei consumatori e' invece garan*****a con forme meno distorcenti
la competizione sul mercato libero: ad esempio l'assicurazione obbligatoria
copre i consumatori dei danni causati (qui in Italia abbiamo la beffa di
una rigida regolamentazione e sopra ora aggiungono ANCHE l'assicurazione
obbligatorio, in pratica restare nella professione diventera' una riserva
di una casta che "potra' permetterersi tutti i nuovi costi, dalla
formazione, alla assicurazione obbligatoria, al POS, etc.).


Riguardo agli aspetti economici, il fatturato me*****, tra paese e paese,
e' piu' alto, piu' la professione e' regolamentata, questo con santa
pace della "convenienza" per la popolazione. In realta' la regolamentazione
e' una misura per formare e proteggere una casta al di sopra della
restante parte della popolazione: in Italia basta pensare al caso dei
notai e dei farmacisti, che dichiarano i redditi piu' alti della loro
provincia.

Dove c'e' poca regolazione, il fatturato ha scarsa relazione con il numero
di praticanti (ovvero non abbiamo ne un aumento dei fatturati ove il
numero dei professionisti si riduca, ne un calo dei fatturato ove il
numero dei professionisti aumenti: con santa pace delle tesi che la
deregolamentazione toglierebbe dignita').

Esiste una correlazione inversa tra regolamentazione e produttivita'.
Piu' il sistema e' regolamentato e meno produce mediamente il
professionista. Chi e' rimasto coinvolto nella giostra della formazione
continua avra' sicuramente argomento per dimostrarlo: tutto il tempo
perso a studiare gli elenchi dei corsi, la loro frequenza e poi la
gestione dell'assegnazione dei propri punti e' tutto tolto alle proprie
attivita'. Nel resto del mondo invece uno dedica alla formazione le
pause del lavoro, ottimizzando cosi' l'utilizzo dei propri tempi (i corsi,
supposto che siano produttivi di risultati, sono tenuti ad orari imposti).
A proposito, qualcuno e' riuscito ad iscriversi al sito del CNI per
la formazione onde iscriversi ? Io mi trovo uno schermo vuoto con sfondo
celestino.

Ma torniamo all'oggetto: gli effetti descritti della regolamentazione non
sono dovuti alla regolamentazione in se, bensi' mi pare che sia abusata
dai professionisti per il proprio tornaconto. Insomma, ogni volta che
c'e' una situazione di protezionismo (o monopolio) la parte peggiore, piu'
avida, trova libero sfogo, mentre in regime di concorrenza e' costretta
ad interagire con chi lo rimette al suo posto (salvo accordi illegali
sotto banco, cosidetti cartelli). Per questo scatta la necessita' di
regole ed un tribunale deontologico (cosidetti "consigli"), ma il dubbio
e' ovvio, come dall'adagio popolare: lupo non mangia lupo ...


Ma la cosa determinante e' che non appare alcuna correlazione tra la
qualita' degli ingegneri ed il livello di regolamentazione, o qualcuno
vuole insinuare che gli ingegneri inglesi siano incompetenti ?
Roberto Deboni DMIsr 22 Dic 2014 05:12
On Sun, 21 Dec 2014 20:35:02 -0600, Roberto Deboni DMIsr wrote:

...snip...

> Prima domanda (che e' meglio porsi o rinfrescarsi):
>
> 1) "perche' regolamentare la professione di ingegnere ?"

Alcuni spunti:

In prima un liberalismo assoluto metterebbe il benessere dei produttori
(il professionista) contro quello del consumatore. Il problema e' prima
di tutto uno di "informazione". Il consumatore non ha abbastanza
informazioni su quello che il produttore deve "dargli".

Ci sarebbe il rischio di accordi tra colleghi, ma questo rischio non
esiste, perche' tradizionalmente i produttori sono in maggioranza "*****coli"
(ovvero en*****a' di "una sola persona") e l'effetto si puo' vederlo ogni
qualvolta si faccia una concessione in un mercato rigido. Vediamo ad
esempio la questione delle certificazioni della classe energetica, cruccio
degli ordini che non gradiscono che sia pubblicizzata on-line a €60 o meno
per certificazione. Qui non entro nel merito sulla validita' di una
certificazione energetica per una abitazione da €60, ma ho citato il
punto solo per evidenziare l'impro*****ilita' del rischio che si formino
cartelli efficaci tra professionisti. In un certo senso, gli albi sono
un cartello contro i consumatori "imposto" per legge, ovvero la
regolamentazione pone in opera cio' che e' invece una scusa citata dai
sostenitori della regolamentazione.

Ci sarebbe il rischio su terzi della fornitura di servizi di bassa qualita'
(la citata certificazione energetica ?) qualora il mercato (i consumatori)
accetta una qualita' piu' bassa essendo fornito ad un prezzo
accettabilmente basso. Parimenti ci sono preoccupazioni nel caso di
consulenze insufficienti o di basso livello le cui conseguenze siano
deleteri per terzi estranei al cliente stesso (problema ti*****o nei casi di
farmacisti, ingegneri e notai). Contro questi rischi provvedono prima
di tutto l'esistenza di una formazione accademica "pesante" (laurea,
semmai piu' che di regolamenti, la societa' deve vigilare sulla qualita'
e severita' delle Universita', esautorando eventuali "diplomifici").
Poi ci sono periodi i di apprendistato come prima difesa contro tali
bassi livelli di qualita'. Infine c'e' la responsabilita' civile (coperta
da una adeguata assicurazione: notare che l'assicurazione non e' una
carta bianca per il professionista che sbaglia, perche' ad ogni
risarcimento, aumenta il premio - chi ha l'auto pensi a come funziona
il bonus-malus). Basta l'ultima come deterrente a professionisti troppo
"accomodanti" verso i clienti: il cliente magari lo copre, ma se un terzo
danneggiato lo cita in giudizio, non puo' fare a meno di rilanciare la
******* bollente" sul professionista "sciatto".

Il problema piu' complicato e' il primo, l'informazione sulle
caratteristiche ed il prezzo del bene fornito al cliente. L'assimetria
di conoscenza tra consumatore e fornitore e' un vero problema potenziale.
Spesso il rapporto prezzo/servizio e' una questione di fiducia richiesta
al cliente, che non e' in grado di fare valutazione prima dell'acquisto
(ma solo dopo capisce se ha fatto una buona scelta o no, ma non poche
volte resta all'oscuro anche dopo).

L'effetto di questa mancata informazione puo' spingere i clienti a pagare
un prezzo me***** (come percepito) per una qualita' ignota, il che respinge
quelli di maggiore qualita', abbassando il livello me***** delle forniture
effettivamente fornite sul mercato. Cioe' l'effetto sarebbe una spirale
discendente: di qualita' cedente che spinge a prezzi piu' bassi che a
loro volta fanno abbassare ancora ulteriormente la qualita'.

L'altro e' quella del rischio morale dovuto alla tentazione di giocare
nella trattativa sulla maggiore conoscenza da parte del fornitore di
cio' che il cliente ha veramente bisogno. Ovvero il fornitore sara'
tentato a fornire piu' del necessario al cliente: forse qualcuno
l'ha sperimentato dal meccanico ... uno chiede un semplice cambio
dell'olio, e se non contratta prima, si trova l'olio piu' costoso del
mercato per un auto vecchia che fara' forse altri 20'000 km al massimo
- un cambio olio di qualita' media dura almeno 50'000 km - con la scusa
del "servizio di qualita'". Ora immaginate quando si tratta di qualcosa
ben piu' complicato di un cambio olio (che uno puo' anche fare da se')
tipo, la compilazione del progetto per una ristrutturazione, con
valutazione eventuale di strutture portanti che in realta' non siano
interessate dall'intervento.

Gli argomenti citati sono cosidetti "nel pubblico interesse".
Franz 22 Dic 2014 09:32
A differenza di notai e farmacisti, per gli ingegneri l'effettiva
regolamentazione è bassa, in quanto esiste un'aperta competizione data
dall'assenza di tariffe, e dal numero elevato di professionisti.
La vera domanda, da porsi nel 2015, è questa: si può essere ancora del
parere (come negli anni della deregulation di Reagan e Thatcher) che il
"mercato" è il migliore dei sistemi per regolare l'economia?
Ricordi che il fascismo ed il nazismo sorsero in parte come risposta
(sia pure sbagliata) alla crisi di Wall Street ed ai terribili effetti
sociali che produsse.
L'attuale crisi dell'economia occidentale è in buona parte causata dalle
politiche neoliberiste degli anni scorsi, che predicano l'abolizione di
vincoli, dazi e regolamentazioni.
Il mercato è efficiente, perchè porta ad allocare in modo ottimale le
risorse per la produzione, ma in assenza di regolamentazioni porta ad
una fortissima concentrazione della ricchezza in poche mani.


Franz
Roberto Deboni DMIsr 22 Dic 2014 21:34
> On Mon, 22 Dec 2014 09:32:15 +0100, Franz wrote:

> A differenza di notai e farmacisti, per gli ingegneri l'effettiva
> regolamentazione è bassa, in quanto esiste un'aperta competizione data
> dall'assenza di tariffe, e dal numero elevato di professionisti.

L'Italia e' il paese con il numero pro-capite piu' basso tra quelli
avanzati.

> La vera
> domanda, da porsi nel 2015, è questa: si può essere ancora del parere
> (come negli anni della deregulation di Reagan e Thatcher) che il
> "mercato" è il migliore dei sistemi per regolare l'economia?

"mercato" e' generico e ricomprende tutto, dal far-west, a quello
russo fino alle forme piu' evolute come quello del liberalismo.

> Ricordi che
> il fascismo ed il nazismo sorsero in parte come risposta (sia pure
> sbagliata) alla crisi di Wall Street

No, Wall Street non c'entra nulla con la salita al potere del nazismo.
Ho posto le condizioni che una abile e machiavellica oligarchia ha
utilizzato per utilizzatore la stupida ottusita' della gente e cosi'
*ottenere* il potere assoluto.

Nel Regno Unito il fascismo non e' riuscito a salire al potere e
certamente il mercato era piu' libero (ma non indisciplinato) di quello
tedesco.

Ma non e' neanche il mercato la differenza, cio' che distingue il Regno
Unito dalla Germania e' la politica.

> ed ai terribili effetti sociali che
> produsse.

Il mercato e' completamente innocente riguardo alla svalutazione
del marco o meglio alle condizioni che cio' causarono. Dire che e' colpa
del mercato fa parte della pratica di dare SEMPRE e TUTTE le colpe AGLI
ALTRI e non a se stessi. Insomma il ti*****o vittimismo dei fascismi
(mi fa l'esempio di un regime fascista che non abbia mai incolpato il
mondo cattivo dei suoi problemi ?)

> L'attuale crisi dell'economia occidentale è in buona parte causata dalle
> politiche neoliberiste degli anni scorsi, che predicano l'abolizione di
> vincoli, dazi e regolamentazioni.

Se si riferisce all'Unione Europea faccio presente che il problema e'
simile a quello tedesco dell'avvento del nazismo: mancanza di liberta'!
Prego ? Suppongo stara' pensando.

Semplice, ci sono due cardini fondamentali della Unione Europea che sono
stati bloccati:

a) non e' ancora stato ceduto il potere legislativo al Parlamento Europeo
(formato da eletti) affinche possa nominare al suo interno un Consiglio
dei Ministri ed un Capo dello stesso: oggi il potere europeo e' stretto
nelle mani della Commissione Europea, un organismo oligarchico non
elettivo. A tutti gli effetti l'Unione Europea assomiglia piu' ad un sistema
politica fascista che altro.

b) non e' ancora stata unificata la fiscalita'. Mi spiego: i sistemi
fiscali sono tutti uniformi, tutti hanno l'IVA, tutti hanno il modello Unico
tutte le riforme fiscali iniziate nel 1967 sono state completate. Ma
si tratta di N-sistemi fiscali separati, anche se identici. Una nazione
non puo' funzionare economicamente se non ha un sistema fiscale unico.
Nella ipotesi federalista avremo una sistema fiscale federale (bastato
su IVA e modello Unico) e poi ogni "regione europea" potra' aggiungere le
sue imposte specifiche, vedi un paragone tra California e Nebraska.

> Il mercato è efficiente, perchè porta ad allocare in modo ottimale le
> risorse per la produzione, ma in assenza di regolamentazioni porta ad
> una fortissima concentrazione della ricchezza in poche mani.

Si tratta solo di intenderci su cosa intende per "regolamentazione".
Se intediamo leggi che garantiscano il rispetto dei principi di equita',
puniscano gli abusi, e vietano accordi di gruppi a danno degli altri,
allora ci siamo.
Ma se intende qualcosa del tipo che oggi e' in vigore per gli ordini
professionali, allora dissento vigorosamente.

La questione e' che qualsiasi regolamentazione non deve essere tale da
snaturare l'oggetto regolamentato. Altrimenti cambia il suo nome.

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